
Nel podcast di oggi, Alberta Giorgi (Università di Bergamo) intervista Marinella Belluati (Università di Torino), sul suo ultimo libro Comunicare l’Europa tra crisi e transizioni (Il Mulino, 2026).
L’Unione europea rappresenta uno spazio in continua trasformazione, segnato da pluralità linguistiche e culturali e da identità storiche e istituzionali differenti, in questo senso la costruzione di una sua sfera pubblica non è un punto di arrivo, ma un processo che intreccia informazione, partecipazione e legittimazione. La comunicazione del progetto europeo assume un ruolo cruciale nell’accompagnare le grandi trasformazioni: dalle origini, quando era principalmente attività diplomatica, passando attraverso l’idea di Habermas di spazio pubblico di relazione, fino alle sfide recenti imposte dai nuovi ecosistemi mediali e dalla governance attraverso i dati. Il volume ricostruisce la genesi delle politiche di comunicazione dell’UE, mostrandone l’intreccio con le dinamiche istituzionali, soprattutto nelle situazioni di crisi in cui la comunicazione è divenuta infrastruttura strategica per la governance democratica. L’autrice analizza lo slittamento sistemico e culturale dall’idea di informazione a quella di comunicazione europea, il ruolo dei media nella visibilità e nella comprensione dell’Europa, la regolazione del pluralismo e la tutela dell’integrità informativa. La tesi centrale del libro è che l’Europa diventa «pubblica» quando la comunicazione si afferma come valore e bene collettivo, capace di tradurre il progetto politico europeo in esperienza condivisa e partecipata.
Marinella Belluati consiglia:
- I lavori di Hans-Jörg Trenz, Lucia D’Ambrosi, Rossana Sampugnaro, Alessandro Lovari, Sara Pane, Gianluca Sgueo.
- Il report della Commissione Europea Trustworthy Public Communication.
- Il report del Consiglio d’Europa Information disorder: Toward an interdisciplinary framework for research and policy making.
- I lavori sulla partecipazione, sulla AI civica, AI common good e AI4people (Floridi).
- I materiali prodotti da OECD.
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